Per due anni e mezzo i GPT personalizzati sono stati il modo più semplice per impacchettare know-how dentro ChatGPT. Istruzioni, file di conoscenza, qualche Action collegata, e in un pomeriggio avevi un assistente che scriveva copy nel tuo tono di voce, rispondeva alle domande dei clienti o seguiva una procedura interna. Molti consulenti e agenzie li hanno trasformati in prodotti, bonus di corsi o parti di un servizio. Adesso OpenAI ha deciso di chiudere quel capitolo.
La notizia è ufficiale e arriva dall‘help center di OpenAI: l’azienda ha in programma di ritirare i GPT personalizzati e consiglia di sostituirli con i plugin, che mettono insieme istruzioni riutilizzabili e app collegate. Non è un’indiscrezione, e non è nemmeno un fulmine a ciel sereno. Già il 22 aprile 2026 OpenAI aveva lanciato i Workspace Agents, agenti basati su Codex che lavorano dentro ChatGPT, si collegano a strumenti come Slack, Salesforce e Gmail ed eseguono flussi in più passaggi. Da quel momento era chiaro dove stavano andando gli investimenti, e i GPT erano rimasti in una specie di manutenzione ordinaria.
Le date del ritiro dei Custom GPT
Il calendario pubblicato riguarda per ora i workspace Enterprise. L’11 settembre è partito l’avviso agli amministratori, il 17 settembre è l’obiettivo per l’arrivo della migrazione e del banner agli utenti, il 25 settembre dovrebbe chiudersi la creazione di nuovi GPT e l’11 dicembre 2026 è fissato il ritiro, cioè il giorno in cui i GPT smettono di funzionare. OpenAI precisa che le date possono cambiare e che la migrazione del 17 settembre è un obiettivo, non una garanzia per ogni workspace.
E chi ha un account personale? Qui c’è il dettaglio che molti articoli stanno trascurando. Sugli account personali, cioè Free, Go, Plus e Pro, la creazione e la pubblicazione di nuovi GPT non sono già più disponibili, mentre quelli esistenti restano utilizzabili. Quanto alla data di spegnimento, la transizione riguarda tutti i piani e gli altri potrebbero seguire lo stesso calendario dell’Enterprise, con annunci dentro il prodotto. Tradotto: l’11 dicembre non è ufficialmente la data per tutti, ma sarebbe ingenuo pianificare come se non lo fosse.
Cosa succede con la migrazione ai Plugin
OpenAI promette uno strumento per spostare i GPT verso i plugin, quindi in teoria non si riparte da zero. C’è però un vincolo da conoscere prima di premere il pulsante: una volta migrato, il GPT originale resta usabile fino al ritiro ma diventa di sola lettura, per cui le modifiche essenziali vanno fatte prima e dopo si mantiene solo il plugin. Chi ha ancora bozze in sospeso dovrebbe pubblicarle prima della chiusura della creazione, altrimenti rischia di non poterle più portare con sé.
Sul piano tecnico il cambio ha una logica. Un GPT era un chatbot separato, un posto dove andare. Un plugin è pensato per lavorare dentro le conversazioni e dentro gli strumenti, portandosi dietro istruzioni e connessioni. Per chi usava i GPT come procedure operative è probabilmente un passo avanti. Ma la domanda più interessante non è tecnica.
Il GPT era un asset o una funzione di qualcun altro?
Se lavori nel marketing e hai venduto “assistenti AI personalizzati” ai clienti, questo è il momento di guardare con onestà cosa hai consegnato. Un GPT vive dentro ChatGPT, si usa solo con un account ChatGPT, segue le regole e i tempi di OpenAI. Il cliente pagava te, ma l’infrastruttura su cui poggiava quel valore apparteneva a un altro, che oggi decide di cambiarla con tre mesi di preavviso. È la stessa dinamica che abbiamo visto mille volte con le piattaforme: la pagina Facebook che perde reach organica, l’algoritmo che cambia, il servizio che chiude. Cambia la tecnologia, non la lezione.
Cosa resta davvero tuo, allora? Le istruzioni che hai scritto, la conoscenza che hai strutturato, il processo che hai disegnato. Quello è il capitale. Il contenitore è sostituibile, e se hai progettato bene il contenuto puoi portarlo in un plugin, in un agente, in un altro modello o in un’automazione tua senza ricostruire il ragionamento da capo. Se invece le istruzioni del tuo GPT le conosceva solo il GPT, il problema non è OpenAI.
Cosa fare adesso
La prima cosa è fare un inventario: quali GPT usi davvero, quali hai consegnato a clienti, quali sono pubblici e legati al tuo nome. Per ognuno salva oggi istruzioni, file di conoscenza e configurazione delle Action in un documento esterno, non domani quando comparirà il banner. Poi, quando la migrazione sarà disponibile sul tuo account, sistema le ultime modifiche prima di migrare, sposta e testa il plugin con gli stessi casi d’uso del GPT originale, perché un cambio di architettura raramente dà risultati identici al primo colpo.
Se quei GPT fanno parte di un’offerta commerciale, avvisa i clienti prima che lo scoprano da soli. È anche l’occasione per chiedersi se ha senso continuare a costruire valore dentro un unico ecosistema o se conviene tenere il know-how in una forma portabile, che puoi far girare dove serve.
I GPT personalizzati vanno in pensione, la personalizzazione no. Si sposta, come succede sempre quando una piattaforma cresce. La differenza la fa chi aveva capito fin dall’inizio che il valore non stava nel GPT, ma in quello che ci aveva messo dentro.



