GPT personalizzati addio: cosa succede l’11 dicembre e come gestire la migrazione ai plugin
Per due anni e mezzo i GPT personalizzati sono stati il modo più semplice per trasformare ChatGPT in qualcosa di proprio. Un assistente per rispondere ai clienti, un generatore di copy addestrato sul tono del brand, un lead magnet pubblicato nel GPT Store, un consulente virtuale da mettere in un funnel. Milioni di professionisti ci hanno costruito sopra pezzi di lavoro quotidiano. Adesso OpenAI ha deciso di chiudere quel capitolo, e lo ha fatto con una data precisa.
Nella sua FAQ ufficiale sul ritiro dei GPT personalizzati, OpenAI spiega che i custom GPT verranno ritirati e che i creatori saranno accompagnati nella migrazione verso i plugin. Il ritiro è programmato per l’11 dicembre 2026 e la transizione riguarda tutti i piani ChatGPT, non soltanto quelli aziendali. Non è quindi una questione che tocca solo le grandi organizzazioni. Riguarda anche il freelance che usa un GPT per scrivere i post e l’agenzia che ne ha pubblicato uno per raccogliere contatti.
Perché OpenAI sta ritirando i GPT personalizzati
La mossa non arriva dal nulla. Già ad aprile 2026, con il lancio dei Workspace Agents, OpenAI aveva presentato i nuovi agenti come un’evoluzione dei GPT e aveva messo i custom GPT dei piani aziendali su un binario di dismissione, come ricostruito tra gli altri da FormWise. Da quel momento le novità sono arrivate tutte sugli agenti e sui plugin, mentre i GPT sono rimasti fermi.
Il motivo è abbastanza leggibile. Un GPT personalizzato era sostanzialmente un pacchetto di istruzioni, qualche file e, nei casi più avanzati, delle azioni verso servizi esterni. I plugin raccolgono gli stessi ingredienti in una struttura più modulare: istruzioni riutilizzabili sotto forma di skill, file di riferimento e app collegate, pensati per lavorare dentro un ecosistema di strumenti invece che come chatbot isolato. È lo stesso spostamento che si vede in tutto il settore, dalla chat che risponde all’agente che esegue, e di cui ho parlato nell’articolo su cosa sono gli AI agent.
Le date da segnare
La data che conta per tutti è l’11 dicembre 2026, quando i GPT personalizzati smetteranno di funzionare e usciranno dalla directory. Fino a quel giorno quelli esistenti restano utilizzabili. OpenAI precisa però che l’accesso alla migrazione potrebbe arrivare in momenti diversi a seconda dell’account e che conviene seguire la notifica che compare dentro il proprio profilo.
Per gli account Enterprise il calendario è più dettagliato. L’avviso agli amministratori è partito l’11 settembre, la migrazione è attesa a partire dal 22 settembre, la creazione di nuovi GPT dovrebbe chiudersi il 26 ottobre e il ritiro definitivo resta fissato all’11 dicembre. OpenAI stessa definisce queste date soggette a modifiche, quindi vanno considerate come pianificazione e non come promessa.
Un dettaglio che molti perderanno di vista
Quello che conta non è il piano di chi usa il GPT, ma il piano in cui il GPT è stato creato. OpenAI lo scrive in modo esplicito: i GPT pubblici creati in workspace Enterprise seguono la transizione Enterprise anche se tu li usi da un account personale. Se nel tuo lavoro ti appoggi a un GPT pubblico costruito da qualcun altro, la tua scadenza potrebbe arrivare prima di quanto immagini.
Cosa si salva nella migrazione e cosa si perde
La buona notizia è che la migrazione non richiede di ricostruire tutto da zero. Quando l’opzione è disponibile, dalla sezione My GPTs si seleziona “Migrate to plugin” e si segue la procedura. Le istruzioni del GPT diventano una skill dentro il nuovo plugin, i file della knowledge vengono copiati come file di riferimento e le app collegate vengono aggiunte al plugin.
La parte meno piacevole riguarda ciò che non passa. Il modello selezionato nel GPT non viene trasferito. Le conversazioni esistenti restano nel vecchio GPT. Le impostazioni di condivisione non si trasferiscono, il plugin nasce privato e renderlo pubblico richiede un processo di invio separato. Soprattutto, le custom actions non vengono migrate: tutto ciò che dipendeva da un collegamento a un servizio esterno smette di funzionare finché non viene ricostruito, e OpenAI avverte che la ricostruzione potrebbe richiedere un server MCP personalizzato e competenze tecniche.
C’è poi un vincolo pratico che vale la pena conoscere subito. La migrazione usa l’ultima versione pubblicata del GPT, le bozze non si trasferiscono, e dopo la migrazione l’originale diventa di sola lettura. Pubblicare non significa condividere pubblicamente, ma se hai modifiche in sospeso vanno completate e pubblicate prima di premere il pulsante.
Il problema vero è per chi fa marketing
Per chi usa un GPT come assistente personale, la migrazione è un fastidio gestibile. Per chi ci ha costruito sopra un pezzo di acquisizione clienti, la questione è diversa.
Pensiamo al caso tipico. Un professionista pubblica un GPT gratuito nel GPT Store, lo promuove sui social come strumento utile per il suo pubblico e ci inserisce un’azione che raccoglie email o manda i dati verso il CRM. Quel GPT funziona da lead magnet. Con il ritiro, le persone che lo usavano non riceveranno automaticamente accesso al sostituto, perché OpenAI chiarisce che avere accesso a un GPT non garantisce l’accesso al plugin che lo rimpiazza. L’azione verso il CRM non verrà migrata. Il link condiviso nei post, nelle newsletter e nelle email di nurturing smetterà di portare da qualche parte.
Non si tratta solo di rifare uno strumento. Si tratta di rimettere in piedi un canale, riportarci le persone e ricollegare l’automazione che stava dietro. Chi aveva integrato ChatGPT nei propri processi seguendo la logica che descrivevo in ChatGPT per professionisti dovrebbe fare adesso l’inventario, non a dicembre.
La lezione che torna sempre
Ogni volta che una piattaforma cambia le regole, riemerge lo stesso tema. Quando un pezzo del tuo business vive interamente dentro un ambiente che non controlli, la sua durata dipende da decisioni che non prendi tu. È successo con la portata organica di Facebook, con le API dei social, con i modelli ritirati da un giorno all’altro. Succede ora con i GPT. Lo strumento può stare su una piattaforma di terzi, ma il contatto, il dato e il cliente devono finire in un posto tuo: il sito, la lista email, il CRM. Lo stesso ragionamento vale per la visibilità, come ho scritto in ChatGPT sta diventando Google?: essere presenti dentro gli assistenti AI è utile, dipenderne completamente è un rischio.
Come gestire la migrazione dei GPT personalizzati
Il primo passo è capire cosa hai davvero. Fai l’elenco dei GPT che usi e separa quelli che hai creato tu da quelli creati da altri. Per i secondi non puoi fare nulla se non controllare l’avviso sul GPT e le indicazioni del creatore. Per i primi, apri ciascun GPT e salva in un documento esterno istruzioni, file di knowledge, conversation starter e configurazione delle azioni. Anche se la migrazione trasferisce buona parte di questi elementi, avere una copia fuori da ChatGPT ti mette al riparo da sorprese.
Il secondo passo è chiudere le bozze. Completa le modifiche che hai in sospeso e pubblica la versione definitiva, anche solo in modalità privata, perché è quella che verrà migrata. Se sei su un workspace Enterprise, fallo prima della chiusura della creazione prevista per fine ottobre.
Il terzo passo riguarda le azioni personalizzate, che sono la parte più delicata. Per ognuna verifica se esiste già un’app disponibile che copre la stessa funzione. Se non esiste, metti in conto una ricostruzione tecnica e dai a questa attività il tempo necessario, perché è quella che più facilmente slitta a ridosso della scadenza.
Il quarto passo è il test. OpenAI suggerisce di conservare alcuni prompt abituali e almeno un caso difficile, per confrontare le risposte del plugin con quelle del GPT originale. È un consiglio da prendere sul serio, perché il modello non viene trasferito e il plugin potrebbe comportarsi in modo diverso. Controlla che richiami la skill giusta, che usi i file corretti, che produca risposte complete nel formato atteso e che le integrazioni funzionino.
L’ultimo passo è la comunicazione. Se il tuo GPT era usato da clienti, colleghi o dal tuo pubblico, prepara il passaggio: aggiorna i link, avvisa chi lo usava e verifica che possano effettivamente accedere al plugin prima di chiedere loro di cambiare. E se il GPT era un lead magnet, è il momento giusto per chiedersi se la versione successiva debba vivere ancora dentro ChatGPT o su un tuo asset, collegata a un’automazione che controlli.
Serve davvero rimanere su ChatGPT?
Il ritiro dei GPT personalizzati è anche un’occasione per fare una verifica più ampia. Alcuni GPT nati nel 2024 oggi non servono più, perché i modelli di base fanno da soli quello che prima richiedeva istruzioni dedicate. Altri avrebbero più senso in uno strumento diverso, e il mercato degli assistenti non è più quello di due anni fa, come raccontavo nel confronto tra ChatGPT, Claude e Perplexity. Migrare tutto per inerzia è la scelta più comoda, ma non sempre la più intelligente.
La domanda da farsi non è come salvare il proprio GPT. È quale parte del lavoro che faceva vale la pena di portare avanti, e dove conviene che viva da qui in poi. Chi risponde adesso ha tre mesi per farlo con calma. Chi aspetta dicembre dovrà farlo di corsa.
Fonti: OpenAI, Custom GPT retirement and migration FAQ; OpenAI, Plugins in ChatGPT and Codex; FormWise, OpenAI Is Deprecating Custom GPTs. Date aggiornate al 22 settembre 2026 e indicate da OpenAI come soggette a modifiche.



