Local Customer Optimization di Google è la nuova impostazione di Performance Max pensata per chi ha una o più sedi fisiche. Chi gestisce campagne per attività locali conosce bene una scena. Il report dice che le ads hanno portato dodici form, eppure la titolare del centro racconta che il telefono ha squillato tutta la settimana e che due persone sono entrate chiedendo informazioni. Da dove arrivano quelle persone? Nella maggior parte delle aziende la risposta è una sola parola: spontanei.
A settembre 2026 Google ha rilasciato una funzione che, letta con attenzione, dice il contrario. Non è una rivoluzione tecnica. È, piuttosto, una presa di posizione su cosa significa ottenere un risultato nel marketing locale.
Cos’è Local Customer Optimization di Google
Si tratta di un interruttore che si attiva dentro le campagne Performance Max con obiettivi in negozio, quelle che nell’interfaccia italiana trovi come “Visite e promozioni in negozio locale”. Quando lo accendi, Google dà priorità nel budget alle persone che si trovano vicino a una delle tue sedi, oppure mostrano interesse per quella zona, e che dal loro comportamento sembrano pronte ad agire subito. I canali coinvolti sono Google Maps, Waze e i formati locali della ricerca Google.
Come fa a capire chi è pronto? Legge i segnali di chi sta navigando verso un posto, pianifica un percorso o cerca un servizio nei dintorni. Si tratta quindi di un pubblico molto diverso da chi scorre un feed. Chi apre Maps e cerca “centro estetico aperto ora” non sta esplorando: sta decidendo dove andare nei prossimi venti minuti.
Google l’ha presentata in vista del periodo natalizio, rivolgendosi a retailer multi-sede, ristoranti e servizi locali. Insieme è arrivata anche Store Sales in Data Manager, che permette di collegare un CRM o un Google Sheet per riportare in Google Ads le vendite avvenute in negozio, senza integrazioni tecniche complesse. Il dettaglio ufficiale è nella guida di Google Ads dedicata.
Come si attiva Local Customer Optimization Google
Se crei una campagna nuova, scegli come obiettivo le visite e le promozioni in negozio locale e seleziona Performance Max come tipo di campagna. Dopo aver confermato gli obiettivi offline compare il pannello dedicato con l’interruttore. A quel punto selezioni le sedi da targettizzare, prendendole dal tuo account Google Business Profile oppure dagli asset di località collegati. Per una campagna store goals già attiva, invece, l’impostazione si trova tra le opzioni di budget e ottimizzazione delle offerte.
Quali conversioni puoi usare
Gli obiettivi ammessi sono quattro: visite in negozio, vendite in negozio, contatti e richieste di indicazioni. Gli ultimi due sono misurati direttamente da Google. Tieni a mente questo elenco, perché più avanti diventa il punto centrale di tutto il ragionamento.
I limiti da conoscere prima di accenderla
La restrizione più importante non riguarda quello che la funzione fa, ma quello con cui non convive. Local Customer Optimization non è compatibile con obiettivi di conversione online e non funziona nelle Performance Max che usano i prodotti di Merchant Center. In pratica, se hai un e-commerce con il feed dentro PMax e vuoi anche spingere le visite nei punti vendita, ti servono due campagne separate. Per chi negli ultimi anni ha consolidato tutto in un’unica Performance Max, come la stessa Google suggeriva, significa tornare a dividere. Lo sottolinea anche Search Engine Land.
La misurazione delle vendite in negozio non è per tutti
La funzione è disponibile da subito. Tuttavia, per misurare davvero le vendite in negozio serve ancora essere ammessi in una lista dedicata. Di conseguenza, per la maggior parte delle attività il dato più solido resterà quello su contatti e indicazioni.
La scheda Business Profile deve essere perfetta
Il terzo limite è il più banale e anche il più sottovalutato. Se la scheda ha orari sbagliati, un numero vecchio o il pin della mappa nel posto sbagliato, spingere budget su Maps serve solo a mandare le persone nel posto sbagliato più velocemente. Prima di tutto, quindi, sistema la presenza locale. Ne parlo anche nell’articolo su come farsi pubblicità su internet partendo dalla SEO locale.
Il punto vero: Google conta chiamate e indicazioni come conversioni
Qui la notizia smette di essere tecnica. Guardiamo di nuovo gli obiettivi ammessi: contatti e richieste di indicazioni. Google costruisce un’impostazione il cui scopo è ottimizzare verso chi chiama, chi chiede la strada e chi entra in negozio. In altre parole, tratta come conversioni reali proprio le azioni che molte aziende locali continuano a classificare come spontanee.
Ha senso? Pensiamo a come nasceva la chiamata spontanea vent’anni fa. Qualcuno apriva l’elenco telefonico, trovava il numero e chiamava. Quell’elenco oggi non esiste più. Se una persona chiama un centro estetico, un dentista o un’officina, nella grande maggioranza dei casi ha trovato il numero con una ricerca, su una mappa o in un annuncio. La chiamata ha un’origine, anche quando non passa da un form.
Attenzione a non esagerare nell’altro senso
Questo non significa attribuire ogni chiamata alle ads. Su dieci persone che chiedono le indicazioni non ne arrivano dieci in negozio, e una parte delle telefonate avrebbe trovato l’azienda comunque. Significa però che contare solo il form è una lettura parziale. La misura corretta è aggregata: form, messaggi, chiamate e indicazioni, ognuno con il suo peso. Se Google usa questi segnali per ottimizzare le proprie campagne, è difficile sostenere che non debbano contare nel report che mandiamo al cliente.
A chi conviene provare Local Customer Optimization di Google
La funzione è pensata per chi ha sedi fisiche dove la visita o il contatto hanno un valore concreto: catene retail, cliniche, centri estetici, ristoranti, officine e franchising. Più sedi hai, più diventa interessante, perché il budget può spostarsi dove la domanda è viva in quel momento.
Come impostare un test serio
Il consiglio è trattarla come un test controllato. Prima di accenderla registra il budget attuale e, per ogni sede, chiamate, richieste di indicazioni e contatti. Poi togli le azioni secondarie che confondono il segnale, perché l’algoritmo impara da quello che gli chiedi di contare. Lo stesso principio vale per la ricerca classica, come spiego parlando della differenza tra parole chiave e termini di ricerca. Infine confronta i dati con calma: in questo tipo di campagna i risultati si leggono sulle settimane, non sui giorni.
Cosa resta aperto
Restano due domande che, a mio parere, Google dovrà affrontare. La prima: perché questa logica vive solo dentro Performance Max con obiettivi in negozio? La maggior parte delle piccole attività locali lavora con campagne sulla rete di ricerca e un form, e avrebbe bisogno proprio di questa lettura. La seconda: quando avremo un report unico che mostri insieme l’effetto delle ads e quello della scheda Business Profile? Oggi chi fa marketing locale deve ancora ricostruirlo a mano, e spesso deve difenderlo davanti a un cliente convinto che metà dei risultati arrivi dal nulla.
Local Customer Optimization Google non risolve tutto questo, ma sposta il discorso nella direzione giusta. Il cliente che chiama non è spontaneo. È un cliente che ti ha cercato.



