Terza e ultima sessione del Growth Forum che valeva la pena raccontare. Titolo: “The Future of Search“. Come l’AI sta riscrivendo le regole dell’ecosistema di ricerca, e come rendere la tua strategia a prova di futuro davanti a comportamenti dei consumatori che stanno cambiando.
Su questo argomento devo essere onesto con te. È il tema più abusato del nostro settore. “La SEO è morta, arriva l’AI” lo hanno scritto in diecimila, quasi sempre per venderti un corso. Per questo ho aspettato prima di scriverne. Non volevo aggiungere rumore al rumore. Volevo capire cosa sta succedendo davvero. E quello che sta succedendo davvero è più interessante, e più utile, del solito allarme.
Il crollo che tutti raccontano è vero solo a metà
Partiamo dai numeri che spaventano, perché esistono e non ha senso nasconderli.
Quando compare un AI Overview, il tasso di clic organico sui primi risultati cala pesantemente, secondo diversi studi anche del cinquanta o sessanta per cento. Negli Stati Uniti oltre la metà delle ricerche finisce già senza nessun clic, e su mobile si arriva a tre su quattro. Gartner prevede che il volume della ricerca tradizionale scenda del venticinque per cento entro il 2026, e in prospettiva parla di cali del traffico organico anche superiori al cinquanta per cento. Gli AI Overview hanno già superato i due miliardi e mezzo di utenti mensili. ChatGPT ne ha più di ottocento milioni a settimana.
Fin qui la parte che conosci, quella che ti fa venire l’ansia. Ma se ti fermi qui hai letto solo metà della storia, e la metà sbagliata.
Non è un crollo, è una ridistribuzione con un altro prezzo
Ecco il punto che al Growth Forum è passato in secondo piano e che invece è il cuore di tutto. Il traffico non sparisce nel nulla. Si sposta. E cambia di qualità.
Chi arriva sul tuo sito passando da una risposta dell’AI non è un curioso di passaggio. È qualcuno che ha già fatto la sua ricerca, si è costruito una lista corta, e clicca perché vuole approfondire con intenzione. I dati su questo sono impressionanti. I visitatori che arrivano da ChatGPT convertono intorno al sedici per cento, quelli da Perplexity oltre il dieci, contro un misero uno e settantasei per cento della ricerca organica classica. Ahrefs ha misurato una cosa ancora più netta: il traffico da AI ha generato il dodici per cento delle iscrizioni pur essendo solo lo zero virgola cinque per cento delle visite. Un rapporto di ventiquattro a uno.
Leggilo bene, perché ribalta tutto. Perdi volume, ma quel poco che arriva vale molto di più. Non stai perdendo clienti. Stai perdendo clic a bassa intenzione che non compravano comunque. Chi misura solo il numero di visite piange. Chi misura le conversioni si accorge che il conto, spesso, torna.
E c’è il dettaglio che smonta l’obiezione più comune, quella del “ma così l’AI mi ruba i clic”. Essere citati dentro un AI Overview tende ad aumentare i clic organici vicini, di circa il trentacinque per cento. La citazione dentro la risposta non ti toglie traffico. Te ne porta.
La moneta è cambiata: non si paga più in ranking, si paga in citazioni
Se il traffico si è ri-prezzato, allora è cambiata anche la moneta con cui si misura la visibilità. E qui sta il vero salto mentale.
Per vent’anni l’obiettivo è stato uno: essere primo su Google. La prima posizione nella lista dei dieci link blu. Quella metrica sta diventando il cruscotto sbagliato. Perché Google AI Mode, la modalità conversazionale della ricerca, non pesca dai risultati organici in cima alla pagina. Usa un sistema separato. Spezza la tua domanda in tante sotto-domande, una tecnica che si chiama query fan-out, va a recuperare passaggi da decine di fonti diverse, li valuta uno per uno e decide quali citare. Puoi essere primo per la tua keyword e non comparire mai nella risposta. Puoi essere in decima pagina ed essere citato.
La nuova moneta si chiama citazione. Non “quanto ti posizioni”, ma “quanto vieni citato quando l’AI costruisce la risposta”. È nata perfino una disciplina per questo, la GEO, generative engine optimization, teorizzata in un paper di Princeton già nel 2023. Non è ottimizzare per una lista di link. È strutturare i contenuti perché un modello linguistico li estragga, si fidi di te e ti nomini come fonte.
E la cosa non è più un futuro americano lontano
Qui viene il pezzo che ti riguarda subito, e che negli articoli tradotti dall’inglese non trovi. Google AI Mode è attivo in Italia da ottobre 2025, con Gemini. Non stiamo parlando di uno scenario statunitense che forse un giorno arriverà. Sta già succedendo dentro le ricerche dei tuoi clienti italiani, mentre leggi.
Questo cambia i tempi del ragionamento. Non è “preparati per quando succederà”. È “recupera il ritardo su una cosa che è già in corso”. La differenza non è filosofica. È tra chi si muove ora e chi si sveglia tra un anno con metà del traffico informativo evaporato e nessuna idea del perché.
Come rendere la strategia a prova di futuro
Cosa si fa, in concreto? La sessione dava una direzione, e coincide con quello che vedo funzionare sui progetti.
Smetti di inseguire solo la posizione e inizia a costruire autorità di entità. L’AI non cita chi ha infilato la keyword giusta, cita chi riconosce come fonte affidabile su un tema. Questo significa contenuti che rispondono in modo chiaro e strutturato, dati verificabili, presenza citata anche da terzi e non solo da te stesso. Significa scrivere per essere estratti, non solo per essere scansionati. E significa allargare lo sguardo oltre Google: le stesse regole valgono per ChatGPT, Perplexity, Gemini. Curiosità che dice tutto: tra le fonti più citate dalle AI ci sono Reddit e YouTube. L’AI ama i contenuti dove parlano le persone, non i comunicati.
Cosa mi porto a casa, e cosa lascio a te
Le tre sessioni del Growth Forum, messe in fila, raccontano una storia sola. La misurazione ti dice come capire cosa funziona in un mondo con meno cookie. La creatività ti dice come farti guardare in un mondo dove la TV è dentro YouTube. La ricerca ti dice come farti trovare in un mondo dove non cerchi più tu, chiedi all’AI e lei sceglie chi nominare.
Il filo che le lega è sempre lo stesso. Nessuna di queste tre cose è morta. Tutte e tre sono state ri-prezzate. Cambiano le regole, non il gioco. E come sempre, non vince chi ha più paura del cambiamento. Vince chi lo legge prima degli altri.
La SEO non è morta. È solo che il primo posto su Google, da solo, non vale più quello che credevi. La domanda vera adesso è un’altra: quando qualcuno chiede di te al suo assistente AI, lì dentro il tuo nome c’è?



